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N° 48

 

PROGETTO RINASCITA

 

(PARTE QUINTA)

 

 

U.S.AGENT

 

 

Di Carlo Monni

(Con tanti ringraziamenti a  Tobia Brunello e Sergio Calvaruso)

 

 

PROLOGO

 

 

Sei nato col nome di John Walker, a Custer Grove, Georgia. Volevi servire il tuo paese ma eri fuori tempo: la guerra precedente era passata da troppo tempo e quella futura sarebbe arrivata troppo tardi.

Pelare patate per il reggimento non era esattamente la tua idea di servire la nazione, così lasciasti l’Esercito e cercasti qualcosa di più gratificante. Accettasti di sottoporti agli esperimenti di aumento della forza fisica sovvenzionati da un uomo che si faceva chiamare Power Broker e diventasti superforte e resistente. Con un costume rosso bianco e blu ed il nome di Super Patriota cercasti di affermare la tua idea di America. La tua grande occasione venne quando ti offrirono di sostituire Steve Rogers nel ruolo di Capitan America. Pensavano che saresti stato più malleabile di lui, più pronto a metterti al servizio del tuo governo e a non discutere gli ordini che ti venivano dati. Avevano ragione, almeno all’inizio, ma sottovalutarono la tua capacità di porti domande e non fu la sola cosa che sottovalutarono.

La tua identità segreta fu rivelata in diretta televisiva e questo portò alla morte dei tuoi genitori come vendetta contro di te. Perdesti la ragione, massacrasti gli assassini e portasti avanti la tua vendetta anche contro altri che ritenevi responsabili. Quando rinsavisti, rinunciasti al ruolo di Capitan America, ma non poteva finire così. Orchestrarono una finta morte in un attentato. John Walker era ufficialmente morto. Al suo posto nacquero due nuove identità: Jack Daniels, agente federale e soprattutto U.S.Agent, il supereroe al servizio del Governo Americano. Un servizio che svolgi con zelo e coscienza. Hai eseguito anche ordini discutibili e nessuno sa quali incubi agitino talvolta i tuoi sogni. Dalla maschera di pietra che è il tuo volto nulla trapela.

Dicono che sei una macchina senza sentimenti, se solo sapessero la verità.

 

 

1.

 

 

            C’era una volta un uomo. Era un uomo buono, o almeno lo si sarebbe considerato tale secondo molti punti di vista. Era al servizio del suo paese e quando tornò dalla Grande Guerra trovò ad aspettarlo una lietissima sorpresa: sua moglie gli aveva dato il primo figlio, un figlio che fu l’orgoglio di suo padre nelle discipline sportive e che fu primo nel suo corso all’Accademia Militare. Non fu così fortunato, almeno secondo il suo punto di vista, col secondogenito, più magrolino e meno portato agli sport a cui preferiva la lettura ed il disegno. Anche l’avergli dato il nome di un antenato che si era distinto nella guerra d’indipendenza era divenuto un motivo di disappunto. L’uomo si chiamava Walter Grant Rogers ed i suoi figli si chiamavano rispettivamente Michael Walter e Steven Grant. Il destino che li aveva resi diversi nella vita li accomunò nella morte. Il 7 dicembre 1941 si trovavano a Pearl Harbor nelle Hawaii quando, in quello che fu definito il giorno più infame della Storia, ci fu il proditorio attacco giapponese in cui entrambi rimasero uccisi... o almeno questo fu quel che si credette. Il padre non ebbe mai il modo di dire al secondogenito quanto lo avesse amato; visse e morì’ con questo rimpianto. Non seppe mai veramente cosa ne fu dei suoi figli.

            L’uomo in tuta blu, che sta correndo lungo un oscuro corridoio di una base segreta abbandonata in Texas, racconta le cose in maniera diversa. Stando a quanto afferma, i due fratelli furono ripescati in fin di vita e trasportati in una misteriosa struttura, dove furono sottoposti ad un trattamento sperimentale che poteva salvar loro la vita, un trattamento che poteva funzionare su di loro grazie ad una compatibilità genetica (sebbene all’epoca nessuno avrebbe probabilmente usato questi termini) con l’unico soggetto che fino ad allora fosse sopravvissuto allo stesso trattamento, il cosiddetto siero del supersoldato. Solo uno dei due fratelli sopravvisse e fu presto usato in operazioni di commando segretissime, una sorta di Capitan America ombra senza costume e riflettori.

Finita la guerra, ci furono altre missioni ugualmente segrete, spesso troppo sporche perché se ne ammettesse perfino l’esistenza. A poco a poco ogni residuo di moralità scomparve nell’uomo che si faceva chiamare Michael Walter Rogers. Effetto collaterale del siero e degli altri trattamenti che gli avevano salvato la vita donandogli anche un fisico così perfetto che perfino i segni dell’età erano quasi inesistenti, oppure lui era stato sempre così ed aspettava solo l’occasione di dar via libera al suo vero io? La domanda non aveva risposta e di sicuro Michael Rogers non si era nemmeno mai curato di farla.

Ora percorre il corridoio come se sapesse benissimo dove andare ed in effetti è proprio così. Trova senza alcuna difficoltà un passaggio segreto e ci si infila, percorrendo un’altra breve galleria. Sale quattro scalini, solleva una botola ed è all’aperto ad una certa distanza dall’installazione nota come Istituto Metzenger.

Poco distante lo attende un’auto: una Porsche Carrera color nero metallizzato. Mike Rogers si siede al posto del passeggero. Sul sedile del guidatore c’è una giovane donna bionda.

-Sei stato puntuale.- lo apostrofa lei senza perder tempo in convenevoli –Difficoltà?-

-Nessuna, mia cara.- risponde lui sorridendo ed allacciandosi la cintura –Tutto è andato come previsto, compreso l’intervento di Mystica e dei suoi “ragazzi”. Ora non perdiamo tempo, però: è meglio andare.-

            La donna sorride e fa partire l’auto, che dopo pochi metri comincia a sollevarsi da terra mentre le ruote si muovono sino ad assumere posizione orizzontale.

-Bel gioiellino quest’auto.- commenta Mike –Suppongo che sia molto costosa.-

-Probabile… non ho chiesto il prezzo allo S.H.I.E.L.D. quando gliel’ho presa.-

            Mike Rogers risponde con una risata.

 

            Per U.S.Agent il problema sembra quasi insormontabile: come sconfiggere un avversario che è assolutamente impossibile da uccidere e fornito di letali lame di rasoio che sembrano generate dal suo stesso corpo?

            In un altro momento John Walker, o Jack Daniels, come si fa chiamare in questi giorni, avrebbe anche potuto provare compassione per il giovane mutante arruolato a forza per diventare una macchina di morte, ma la compassione è un lusso che non può permettersi: la sua priorità è restare vivo e sconfiggere l’avversario. Il problema, però, resta: come riuscirci?

            Deviare le lame lanciate contro di lui non è troppo difficile ma U.S.Agent non è tipo da restare sulla difensiva a lungo. Deve esserci un modo per battere il suo avversario, pensa, e forse l’ha appena trovato. Gli costerà qualche altro lembo di costume e di pelle e se si sbaglia, gli costerà molto di più, ma deve provarci.

            Senza stare a pensarci troppo, butta lo scudo e si getta sul nemico.

 

            Ti fai chiamare Capitan America e ogni giorno cerchi di vivere all’altezza della leggenda che incarni. Non è un compito facile e lo sapevi bene quando hai accettato questo compito e dovevi sapere allora come sai oggi che avresti incontrato chi avrebbe creduto di essere migliore di te… come l’uomo che ti sta di fronte adesso.

            Si fa chiamare Super Patriota e il nome dovrebbe dire tutto. È più grosso e più forte di te e sono le sole cose certe che sai di lui. Quello che sospetti, d’altra parte, è tutto un altro paio di maniche: non è una coincidenza che sia comparso poche settimane dopo la presunta morte dell’originale Capitan America e poco dopo il tuo debutto nello stesso ruolo ed ha sicuramente subito un trattamento di aumento della massa muscolare simile a quello del Power Broker… anche se adesso cominci a chiederti se invece non sia stato qualcosa d’altro… un siero del supersoldato ad esempio

-Ti ho detto di startene fuori da faccende che non ti riguardano, Capitano. Sono stato abbastanza chiaro o davvero mi costringerai ad usare le maniere forti?- ti dice con voce stentorea e dura.

-Queste sono faccende che mi riguardano.- replichi –Sono qui per proteggere il professor Paxton. Il tuo gioco qual è, invece?-

-Io… lascia perdere Paxton: questa è una cosa tra te e me. Non mi sei mai piaciuto: pensi di essere il migliore solo perché indossi quel costume ma io potrei strapparlo facilmente e farne uno strofinaccio. Tu disonori la Bandiera ed il Paese.-

            Magnifico… ti mancava proprio un patriota… anzi un Super Patriota… frustrato.

-Ascolta amico… provi a dire –Sei ricercato per un po’ di crimini federali e qui intorno è pieno di poliziotti e agenti dello S.H.I.E.L.D. se te ne vai tranquillo, io non dirò nulla e riprenderemo il discorso un’altra volta, con calma.-

-E tu saresti Capitan America?- sbotta il tuo avversario –Quello vero non si sarebbe mai comportato come te, vigliacco!-

            Prova a sferrarti un pugno, ma tu lo eviti e gli afferri il braccio destro, sbilanciandolo e facendogli fare un breve volo verso il pavimento. Lui si rialza rapidamente e ti sferra un pugno che pari con lo scudo. Dal grido che senti è evidente che si è fatto male ad una mano, ma non sembra risentirne molto. Sta per attaccare di nuovo quando improvvisamente si ferma e si porta entrambe le mani alle tempie.

-No… non adesso.- lo senti borbottare –Posso batterlo se ho altro tempo.-

            Esita un istante, poi salta verso una delle finestre ed atterra sul prato. Senti le voci degli agenti locali e dello S.H.I.E.LD. che gli intimano di fermarsi e poi gli sparano. Inutilmente, ci scommetti.

-Che c秧o sta succedendo qui?-

            La voce del colonnello Michael Rossi USAF,[1] attualmente in forza alla D.I.A.[2] si ode nel salone. Il militare ha fatto in tempo ad infilarsi i calzoni prima di scendere ed impugna la pistola d’ordinanza. Meglio tardi che mai, pensi,

 

 

2.

 

 

            U.S.Agent e Razors rotolano a terra trascinati dall’impeto dell’assalto di Agent, che non perde tempo. Ignora il dolore dei rasoi che gli tagliano l’uniforme e la pelle per cominciare ad intaccare la carne e stringe in una morsa ferrea il collo del suo avversario. Ha detto che non può morire, pensa, ma questo non vuol dire che non respiri. Se impedisco l’afflusso di sangue al cervello e resisto abbastanza a lungo dovrà almeno svenire.

Razors si dibatte come un uomo che annega, ma alla fine reclina la testa e pere i sensi

U.S.Agent si rialza. Sul suo volto non c’è la gioia della vittoria.

 

È stata una bella serata, pensa Sam Wilson, ed ora eccoli, lui e Claire Temple, insieme sul marciapiede davanti alla casa dove lei abita.

Claire è una donna notevole, pensa ancora Sam, avrebbe potuto avere successo come medico, riscuotere alti onorari ed invece ha preferito aprire una piccola clinica gratuita per indigenti con uno stipendio pagato da varie associazioni benefiche che le consentono un tenore di vita appena sufficiente. Conosce il peggio della gente e continua a sperare nel meglio. Come lui, del resto, no?

-Ho passato davvero una bella serata, Sam.- sta dicendo Claire –Da tempo non mi capitava.-

-Io… ne sono felice, Claire.-

-Forse è meglio che parli chiaro, Sam. Non siamo più due ragazzini al primo appuntamento, Io sono stata sposata ed il mio matrimonio è finito perché eravamo troppo giovani tutti e due e troppo interessati alla carriera per accorgerci che il nostro rapporto stava andando a pezzi. Ho avuto un’altra relazione ma non ha funzionato nemmeno questa. Non voglio rovinare tutto anche stavolta.-

-E chi ha detto che debba succedere? Dobbiamo pur correre qualche rischio Claire, io sono pronto a farlo e tu?-

            Lei rimane un attimo silenziosa, poi dice:

-Vuoi salire?-

-È un invito che non mi farò ripetere due volte.- risponde Sam con un sorriso.

 

            Spirito Libero e Jack Flag percorrono con circospezione il corridoio buio. Dire che sono ansiosi di battersi ancora con un avversario che li ha sconfitti con facilità eccessiva non sarebbe corretto, ma sono comunque decisi ad andare fino in fondo.

-Ridimmi ancora quel che sai su questo Aviatore Notturno.- sta dicendo, a bassa voce, Jack.

-Non è poi molto.- confessa Cathy Webster –Aveva un dossier decisamente scarno. Nessuno sa esattamente chi sia e da dove venga. Apparentemente è morto due volte ed entrambe le volte non c’era rimasto molto di lui da esaminare. Non sappiamo nemmeno se sia davvero umano. Ha una fonte esterna che lo potenzia e si considera l’Uomo Perfetto.-

-Uh…mi sa che non ho letto il suo dossier molto a fondo. Non capisco come…-

-Silenzio!- gli intima Spirito Libero –Credo di aver sentito qualcosa.-

La ragazza spinge una porta ed i due si trovano in un salone disadorno. Spirito Libero si blocca come folgorata mentre immagini sinistre le assalgono il cervello.

-Questa…- balbetta -… questa... è…è…-

-La sala del condizionamento.- finisce per lei Jack Flag –Ricordo le luci, le punture, la voce di un uomo… o forse erano più di uno… Non riesco a capire le parole.-

            Spirito Libero gli poggia una mano sulla spalla destra.

-Ora è tutto finito, Jack, tutto finito.- si guarda intorno –Qualunque cosa ci fosse qui l’hanno portata via da tempo.-

-Ma se qui non c’è più niente, cosa ci fa qui l’Aviatore Notturno?-

-Forse è qui per assicurarsi che tutto sia davvero a posto… che non si siano lasciati alle spalle prove compromettenti e... oh Mio Dio!-

-Che c’è?-

-Dobbiamo tornare dall’agente Coulson, subito.-

 

 

3.

 

 

            Si fa chiamare American Dream e veste un costume praticamente identico a quello di Capitan America. La cosa non deve stupire più di tanto, perché dietro quella maschera c’è il volto di Elizabeth Mary Mace, la sorella del giovane che oggi ricopre il ruolo del Vendicatore a Stelle e Strisce. Non è stato solo lo spirito di emulazione a spingerla ad intraprendere la carriera di eroina in costume, ma non ora né il momento né il luogo per esaminare i suoi motivi, avremo modo di ritornarci più avanti. Ora è il caso di concentrarsi sulla sua avversaria: una mutante il cui nome in codice è Smoke e non è difficile capire il perché.

            Liz Mace sta scoprendo a sue spese che non è facile combattere contro qualcuno che può rendersi immateriale. La sola cosa che riesce a fare in questo momento è evitare che la donna le si avvicini troppo. Non sa se, come la Visione, è in grado di solidificarsi nel corpo altrui, ma non è il caso di fare la prova... tuttavia non può limitarsi ad evitarla, deve fare qualcosa ma cosa?

 

            U.S.Agent si muove circospetto lungo il corridoio, dove ha visto sparire il Maggiore Libertà all’inseguimento di Mystica. La mutaforma non è certo all’altezza di McIntyre[1] a livello fisico ma è infida e può avergli teso un tranello.

            Agent non lo ammetterebbe mai, ma sente una certa affinità con il Maggiore Libertà. Certo, hanno personalità molto diverse: tanto lui è sobrio e silenzioso, tanto l’altro è spaccone. Tuttavia Agent sa cosa significa perdere la testa, cedere ad un unico istante di rabbia e vedere la propria vita andare in frantumi per questo.

            Il ricordo degli uomini che ha ucciso non lo abbandona mai, anche se non lascia trasparire questo suo stato d’animo. Quante azioni disdicevoli ha commesso mentre si diceva che stava solo compiendo il suo dovere? Nemmeno Valerie Cooper ha mai saputo dei dubbi che lo rodono, nessuno dovrà mai saperlo.

            Si blocca di colpo: non ha udito un rumore? C’è qualcuno davanti a lui forse? Un istante dopo un pugno duro come un maglio lo colpisce in pieno volto.

 

            L’agente del F.B.S.A. Phil Coulson non è esattamente un novellino, ma questa è la sua prima azione da solo sul campo ed è un po’ nervoso, deve ammetterlo.

            Americop non è un superumano a quanto ne sa, solo un uomo comune con qualche gadget ed una missione di cui si crede investito: un giustiziere nello stile del Punitore, solo più psicopatico, sempre che sia possibile. Chissà chi è veramente? Il dossier su di lui suggerisce che possa essere un ex poliziotto, magari la sua faccia è in qualche database. Secondo alcuni precedenti[2] levargli la maschera prima di un’incriminazione formale potrebbe essere una violazione dei suoi diritti civili, ma chi se ne accorgerà se lui da una sbirciatina sotto la maschera mentre è ancora svenuto?

            Coulson allunga la mano verso il viso di Americop, ma improvvisamente la mano di quest’ultimo scatta imprigionandogli il polso. Prima che Coulson possa reagire, Americop gli sferra un pugno e poi un altro e lo stende.

-Non ce l’ho con te.- gli dice mentre si rassetta rapidamente l’uniforme e raccoglie il berretto caduto a terra –Sei solo un poliziotto che fa il suo dovere proprio come io faccio il mio. Mi dispiace, ma non posso restare: c’è ancora molto da fare per estirpare il male dalle strade.-

 

 

4.

 

 

            Hai avuto il resto della notte per pensarci e sei sicuro che qualcosa non ti torna: cosa ci faceva il Super Patriota in Virginia e perché si interessa a Paxton? È molto improbabile che sia lui ad aver attentato alla vita dello scienziato l’altro giorno, quindi cosa voleva davvero? Proteggerlo, forse? Ma anche fosse così, perché? A meno che… certo: è l’unica risposta possibile, anche se…

-Mi scusi Capitano...-

            Ti volti di scatto per trovarti di fronte all’agente dello S.H.I.E.L.D. Neal Tapper, che si è incaricato della sicurezza di Jacob Paxton.

-Pare sia tutto a posto.- ti dice Tapper –Il nostro intruso è riuscito a dileguarsi.-

-Non mi sorprende.- replichi –Avete almeno scoperto come ha fatto ad arrivare sin qui?-

-Nulla di nulla. Non ha lasciato la minima traccia.-

-Con tanti saluti alla tanto vantata efficienza dello S.H.I.E.L.D.- interviene Michael Rossi, che, a differenza di te, sembra fresco come una rosa, anche se ha dormito meno di due ore –Un intruso riesce a superare il vostro sbarramento, entrare in questa casa e filarsela e voi non riuscite nemmeno a scoprire come ha fatto. Non dovrei esserne troppo sorpreso, però. Le ho mai raccontato che io stesso una volta sono riuscito a scappare nientemeno che dal vostro Eliveicolo?-[3]

            Il volto di Tapper diventa porpora e per un attimo sei sicuro che sferrerà un pugno a Rossi, che lo guarda con un sorrisetto divertito, poi l’agente si morde le labbra e recupera rapidamente il suo colorito originario.

-Lei vuol farmi arrabbiare, colonnello, ma non ci riuscirà.- replica rabbiosamente, poi su gira e si allontana.-

-Le piace così tanto provocare la gente, colonnello?- gli chiedi.

-Solo con quelli che mi stanno antipatici. Tapper si dà troppe arie o forse… beh in fondo non m’importa.-

-È vera quella storia dell’Eliveicolo?-

            Rossi fa un sorriso sornione mentre risponde:

-Abbastanza. Ho solo omesso di dire che ci avrei rimesso le penne se non fosse intervenuta l’X-Woman chiamata Rogue a salvarmi la pelle… ma questo Tapper non aveva bisogno di saperlo.-

            Decisamente Michael Rossi è un tipo particolare. Un giorno o l’altro dovrai cercare di saperne di più su di lui.

 

            Americop sta per andarsene, quando davanti a lui si parano Spirito Libero e Jack Flag.

            Per quello che sembra un tempo interminabile il vigilante mascherato ed i due eroi patriottici si confrontano in silenzio, poi è Cathy Webster a parlare:

-Non c’è tempo per le lotte, questo posto sta per saltare in aria.-

-Ne sei certa?-

-Vuoi restare qui per scoprirlo?- ribatte Jack Flag –Muoviti Bart.-

            Nessuno può vedere l’espressione di Bart Gallows mentre riflette, poi parla:

-Voi andate, io recupero il collega svenuto.-

-Come possiamo sapere che non scapperai lasciandolo morire, invece?-

-Fidati!- è la secca risposta di Americop.

Spirito Libero lo fissa brevemente negli occhi, poi si rivolge a Jack Flag:

-Muoviamoci.-

            È una corsa mozzafiato, i muscoli si sforzano mentre i due imboccano l’uscita e sfrecciano verso il cancello ed infine si fermano per poi voltarsi a guardare l’edificio che hanno appena lasciato.

-Non… non è ancora successo nulla.- dice Cathy riprendendo fiato.

-Forse ci siamo sba…-

            Jack non finisce la frase: il rombo di un’esplosione scuote il terreno, un’ampia fiammata sembra avvolgere l’edificio cha hanno appena lasciato, una vampata di calore li raggiunge mentre lo spostamento d’aria li scaglia indietro.

            Il tutto dura solo pochi istanti, ma è sufficiente allo scopo. Quando Spirito Libero alza gli occhi, l’edificio è ridotto ad un cumulo di macerie e l’area intorno ad esso è bruciata: erba e selciato non esistono più.

-Se fossimo stati lì dentro…- si lascia sfuggire la ragazza.

-Non mi ci far pensare.- è il commento di Jack Flag mentre si rialza –Piuttosto… che fine hanno fatto Coulson e Bart… Americop?-

-Se non hanno fatto a tempo ad allontanarsi…-

            Freneticamente i due esplorano il terreno circostante, poi Jack Flag è il primo a notare il corpo a terra poco distante dal cancello.

-È lui, Coulson!- esclama.

-È…-

-Vivo… almeno credo.-

            Un debole lamento conferma la diagnosi del giovane.

-E Americop, che fine ha fatto?- si chiede ad alta voce Spirito Libero.

            Il rumore di un motore non molto lontano sembra essere la risposta alla sua domanda.

 

            È stata una giornata di lavoro come tante alla redazione di Now Magazine e la bella giornalista Joy Mercado si appresta a lasciare il Daily Bugle Building. Un cenno di saluto al direttore Charlie Snow, che come al solito non si decide a tornare a casa. Una veloce corsa in ascensore con un rapido scambio di chiacchiere con la collega del Bugle Betty Brant, salita al piano inferiore. Sono due donne decisamente diverse, per temperamento, modo di vestire, colore e acconciatura dei capelli, ma unite dalla determinazione a farsi strada in un mestiere che fino a non molto tempo prima era di quasi esclusivo appannaggio maschile.

            Mentre la vede allontanarsi in direzione opposta alla sua, Joy riflette sul fatto che un’altra cosa che le unisce è che, per quanto ne sa, non c’è un uomo nella loro vita. Diversamente da Betty, però, Joy è sempre stata fiera del suo essere una donna libera e senza legami, anche se deve ammettere di pensare sempre più spesso a Jeff Mace. Bel ragazzo, ma un po’ sfuggente. Anche stavolta si è preso un periodo di assenza… per combinare cosa? Un giorno o l’altro avrebbe dovuto provare a scoprirlo.

            Immersa in questi pensieri, Joy non si accorge di una giovane donna dai capelli neri che la segue mentre si avvia alla fermata della metropolitana.

 

 

5.

 

 

            Mentre si rialza, U.S.Agent quasi non crede ai suoi occhi: il suo aggressore è il Maggiore Libertà.

-Stavolta non mi freghi, Sgualdrina.- urla il suo antagonista.

            Che gli ha preso, è impazzito? Agent sa di non essere molto simpatico ai suoi colleghi supereroi, ma questo… il maggiore deve essere davvero fuori di testa per chiamarlo sgualdrina, chi lo confonderebbe mai con una donna? A meno che… ma certo: crede che lui sia Mystica e lei si merita titoli peggiori di sgualdrina, anche se probabilmente sua madre non approverebbe quel tipo di linguaggio.

            Il Maggiore prova ancora a colpirlo, ma Agent para il diretto con il suo scudo, poi blocca il polso dell’altro in una stretta ferrea. Il suo avversario è forte quanto lui, però, e non si piega. Se al suo posto ci fosse Capitan America, proverebbe a ragionare col suo avversario, ma questo non è mai stato lo stile di John Walker, specie negli ultimi tempi.

            Sferra un uppercut al Maggiore Libertà e lo incalza sino a spingerlo contro una parete , bloccandolo con lo scudo.

-Ascoltami, idiota.- gli dice –Se credi davvero che Mystica sarebbe capace di trattarti così, allora sei più scemo di quanto pensassi.-

-Forse… forse hai ragione.-

-Lo penso dalla prima volta che ci siamo incontrati. Se avessimo tempo da sprecare, ti darei la lezione che non ti ho dato allora, ma i nostri amici hanno bisogno di noi adesso.-

-Ok, mi hai convinto, sei proprio tu. Quanto alla lezione, forse te la darò io molto presto. Ora voglio quella puttana dalla pelle blu.-

-Dovresti sciacquarti la bocca col sapone dopo aver chiamato così una signora…- ribatte Agent -… ma in fondo lei non è una signora, giusto? Hai idea di dove sia?-

-Non ne sono sicuro.-

-Se lei ed i suoi accoliti sono tornati qui, è perché volevano qualcosa, la stessa cosa che cerchiamo noi: informazioni ed il solo posto dove trovarle sono gli uffici.

-Però… sai usare il cervello.-

-Più di te, sicuramente. Vieni con me o vuoi restare a blaterare?-

            Il Maggiore si morde le labbra, poi risponde:

-Ti seguo.-

 

            C’è qualcosa che non torna, lo sai, ma non riesci a capire cosa e Jacob Paxton non sembra aver voglia di essere d’aiuto.

-Le ripeto, Capitano, che quello che facevo nel mio laboratorio è solo affar mio e non riguarda né lei né il Governo.-

-E perché allora io ho la sensazione che stia mentendo e che qualunque cosa stesse facendo mentre noialtri dormivamo ha a che fare con la visita del Super Patriota?- interviene Rossi –Capitan America è troppo educato per dirglielo in faccia, ma io non ho di questi scrupoli.-

-Quel che pensa lei, non mi riguarda, colonnello. Non devo rendere conto a lei di quel che faccio. Questo è ancora un paese libero o sbaglio?-

-D’accordo, professore.- intervieni –Si tenga i suoi segreti, ma le consiglio di stare attento: c’è qualcuno che vuole ucciderla ed io non lascerò che accada.-

-Bah… io credo che il vero bersaglio fosse lei, Capitano. Non sono abbastanza importante da volermi morto.-

            Mente, ovviamente, ma non puoi provarlo.

-Visto che il Super Patriota è riuscito ad entrare qui…- dice Rossi -… credo che dovremo intensificare la sorveglianza. Lei che ne pensa Agente Tapper? Ehi ma dov’è finito l’Agente Tapper?-

            Il capo degli agenti S.H.I.E.L.D. è scomparso e tu sai bene che non può essere un caso. I guai non finiscono mai.

 

            Il luogo non è molto importante, non quanto i due uomini l’uno di fronte all’altro.

-Hai portato a termine il tuo compito come ti era stato richiesto?- chiede l’uomo dai capelli biondi vestito di nero.

-L’Uomo Perfetto non fallisce mai, il fallimento è imperfezione e l’imperfezione non è tollerata.- risponde l’Aviatore Notturno.

            Quelle sparate sono davvero irritanti, pensa l’uomo biondo, ma è pur sempre uno dei migliori operativi che abbiamo a disposizione e finché riesce a fare il suo lavoro, posso anche tollerarle.

-Molto bene. Puoi andare adesso.-

            Mentre l’Aviatore Notturno riparte a bordo del suo aliante, l’uomo si sofferma a pensare. Con la clinica in macerie fumanti non c’è rimasto più nulla che possa ricondurre a lui ed al suo gruppo. Peccato, sembrava un esperimento tanto promettente, ma non ha funzionato. Poco importa, ci saranno altre idee e qualcuna di loro funzionerà alla fine.

            L’agente della C.I.A. Simon Bixby si concede un sogghigno.

 

 

FINE QUINTA PARTE

 

 

            Pochissime note stavolta:

1)     Americop ritornerà (o meglio: è già ritornato) su Luke Cage #6 ambientato, almeno per la parte che riguarda Americop, subito dopo gli eventi di questa storia.

2)     L’ambiguo agente della C.I.A. Simon Bixby è stato creato da Paul Jenkins & Jae Lee nella miniserie Marvel Knights "Inhumans" #5 (su Cavalieri Marvel, Marvel Italia, #5). In realtà Jenkins ne aveva dato solo il cognome, il nome l’ho inventato io. Nelle storie da me scritte, è apparso più di una volta nelle vesti di oscuro complottista. Alcuni dei segreti di cui è depositario saranno svelati quanto prima in questa ed altre serie, lo prometto.

Nel prossimo episodio: quali sono gli scopi di Mystica e del suo gruppo? Potranno American Dream ed i suoi alleati a fermarla? Qual è il ruolo del Super Patriota? Rivedremo l’Aviatore Notturno? La risposta ad alcuni di questi interrogativi vi aspetta qui.

 

 

Carlo



[1] United States Air Force

[2] Defense Intelligence Agency



[1] Sean Clinton McIntyre, il vero nome del Maggiore Libertà,

[2] Vedi, ad esempio, Corte Suprema… No, no… volevo dire: Amazing Spider Man #65 (Prima edizione italiana Uomo Ragno, Corno, #63).

[3] Non è proprio esatto, ma ci è andato abbastanza vicino: è accaduto in Uncanny X-Men #182 (In Italia su Gli Incredibili X-Men, Star Comics, #10).